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    I genitori ci chiedono ...

Salute e benessere

D: Siamo due neo-genitori, con un bambino di 15 mesi, R.. Possiamo chiedervi un consiglio? Durante le prime visite il nostro pediatra ha notato che il pene di R. ha la fimosi, che è fisiologica nei neonati. Dopo che R. ha compiuto un anno, il pediatra ci ha suggerito di iniziare, regolarmente, a scoprirgli il prepuzio. 

Questa ginnastica, secondo il pediatra, dovrebbe favorire il distacco delle aderenze interne al glande. Il problema, già anticipato dal pediatra, è che per il bambino si tratta di un esercizio molto fastidioso e, sembra, doloroso.

 Due amiche, mamme di bambini con età simile, ci hanno detto che non fanno questi esercizi per i loro maschietti, in quanto il pediatra sostiene che non si tratta di una "ginnastica" necessariamente utile. Abbiamo poi letto in un giornale che tale operazione è molto dolorosa e controproducente per la salute.

Nell'articolo si dice che il processo dovrebbe essere naturale, anche se in tempi lunghi (fino all'età di 6-7 anni). Queste manovre sono adatte solo in certe condizioni (es. presenza di fimosi)? E' un metodo condiviso dalla maggioranza dei pediatri? Dobbiamo continuare a provare?

R: La fimosi di R., alla nascita, è assolutamente normale (ce l'ha la maggior parte dei bambini); vi confermo quello che avete già letto: la fimosi generalmente si risolve spontaneamente nel corso dei primi anni di vita e per questo non è opportuno iniziare trattamenti precoci. In particolare si risolvono molto bene (senza cioè fare nulla) i prepuzi non completamente chiusi che forzati leggermente lasciano intravedere il glande.

Il consiglio è quindi di aspettare senz'altro fino ai due anni; a quel punto potete provare per un mesetto con una pomata a base di fluticasone che va applicata esternamente sul prepuzio alla mattina e alla sera (non brucia); verso i 3-4 anni può anche essere utile durante il bagnetto lavare il prepuzio con leggeri movimenti di scoprimento senza però pretendere di scoprire completamente il glande.

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D: ll mio bambino ha 6 anni e comincia a farmi delle domande ben precise su come nascono i bambini come posso rispondere in modo semplice ma esauriente grazie.

R: Deve essere molto contenta che il suo bambino (non mi ha scritto come si chiama...) le faccia domande precise su questo (ed altri) argomenti; significa che è curioso, che vuole scoprire anche le cose dei grandi, che non ha paura di chiedere e che è sicuro di avere risposte ai suoi dubbi. 

Evidentemente tra di voi siete abituati a parlare molto e di tutto. La generazione passata aveva molto paura a fare certe domande e il mistero creato intorno ad alcuni argomenti ha fatto molti danni ed è stata la causa di tante incomprensioni (l'educazione sessuale un tempo veniva fatta dai coetanei o da qualche amico più grande).

I genitori invece sono le persone più indicate per spiegare e possono testimoniare direttamente ai figli l'effetto del volersi bene. In realtà a suo figlio non credo interessi avere informazioni riguardanti l'atto sessuale, a lui interessa avere qualche idea di come si nasce e probabilmente di come è nato lui, per questo non credo possa servire parlargli di quello che succede ai fiori e alle api. 

E' meglio provare a raccontargli come è stata la sua vita nella pancia (magari facendogli vedere la foto dell'ecografia se la possedete) e del perchè i suoi genitori hanno deciso di farlo nascere nella loro famiglia. Potrebbe servire sfogliare insieme un libro di foto del feto e del parto e fargli capire che anche lui (ma anche il papà e il nonno) è nato così.

E' molto importante non dirgli delle cose sbagliate o inventate (tipo che i bambini li porta la cicogna), ma cercare di essere semplici e diretti, eventualmente evitando di dire tutto.

Dalla sua domanda mi rendo conto che lei ha già capito che bisogna essere semplici, ma forse esagera quando pensa che sia necessario essere anche esaurienti; per essere esaurienti c'è tempo, almeno fino alla preadolescenza, per ora probabilmente è sufficiente togliere alcuni dubbi in attesa che più avanti ne nascano altri che andranno risolti in quel momento.

A volte i nostri figli ci fanno domande strane e difficili soltanto per verificare e sperimentare che siamo lì con loro pronti e disponibili a rispondere, ma il più delle volte non vogliono risposte elaborate e articolate.

Oggi inoltre è possibile trovare libri anche su questi argomenti con disegni e figure che possono aiutare, ma bisogna leggerli insieme in maniera da condividerne le informazioni e permettere gli eventuali chiarimenti. Per quanto poi suo figlio avrà una età maggiore (verso i 10-12 anni) potrà utilizzare testi molto chiari e studiati appositamente (ad esempio "il tuo corpo si trasforma" ed. Usborne). 

Sperando di esserle stato di aiuto, la saluto.

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D: Le scrivo per chiederle un consiglio: J. a sette mesi e mezzo ha iniziato a mostrare i sintomi della dermatite atopica (cosi diagnosticata dal pediatra qualche giorno fa), con macchie rosse al viso e i primi (per ora molto lievi) eritemi al corpo. La cura per ora e' basata su prodotti omeopatici e l'uso di un antistaminico per il prurito e creme per l'idratazione della pelle. Osservando che l'eritema avanza rapidamente le chiedevo se potrebbe darmi qualche consiglio in merito ed eventualmente indirizzarmi a qualche centro specializzato.

R: Non ho pratica di terapia omeopatica e pertanto non posso esprimere un giudizio al riguardo; so però che male non fa e questo è già importante. La dermatite atopica può avere cause diverse e fino a quando J. non cresce un po’ (almeno un altro anno) risulta difficile praticare esami diagnostici (attendibili) necessari per intervenire direttamente sulle cause.

Nel frattempo si può agire principalmente sui sintomi (prurito) con l'antistaminico oppure con creme a base di cortisone (funzionano fin che si applicano, ma sospendendo, il problema ricompare). Considerando i sintomi che mi riferite, la dermatite di J. potrebbe non essere una vera e propria allergia, ma una più semplice intolleranza; in quest'ultimo caso nell'arco di qualche mese potrebbe migliorare anche spontaneamente (queste forme si limitano ad arrossamenti e pustolette cutanee che rappresentano una risposta esagerata della pelle a stimoli di varia natura).

Consiglio pertanto di tenere un atteggiamento "di attesa" per valutare l'evoluzione; se fra qualche mese (soprattutto dopo l'estate) le cose peggiorassero, potrete valutare allora, col vostro pediatra, di rivolgervi per consulenza presso un centro allergologico (ce n'è uno in ogni ospedale provinciale dotato di pediatria).

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D: Ho due figli, ma il secondo è nato prematuro, di 32 settimane. Vorrei sapere qualcosa di più sui bimbi nati prematuri: come mi devo aspettare il suo sviluppo soprattutto nei primi anni di vita, devo considerarlo come se avesse due mesi di meno? Quando devo iniziare lo svezzamento? Vi sarei grata se poteste rispondere a queste domande o se avete materiale da leggere da consigliarmi. 

R: Cara mamma,

oggi nascere a 32 settimane non comporta grandi rischi e generalmente anche lo sviluppo dei primi mesi non presenta problemi particolari. I neonati prematuri a rischio sono quelli che nascono prima delle 28 settimane o che presentano malformazioni. Lo sviluppo a distanza può essere difficile o rallentato nei prematuri che nei primi giorni di vita hanno presentato un'emorragia cerebrale; altre difficoltà possono derivare dall'immaturità dei polmoni se il neonato ha dovuto respirare in modo artificiale e con alte concentrazioni di ossigeno. 

Se non si sono verificate queste complicazioni non bisogna attendersi problemi a distanza, al punto che ci si dovrebbe dimenticare che il bambino è nato prima del termine. Scontare due mesi va fatto soltanto quando si mette a confronto un bambino prematuro con uno nato a termine (ma solo nel primo anno di vita). Lo svezzamento, come le vaccinazioni, posso seguire i tempi consigliati per tutti gli altri bambini. Quando possibile è utile allattare (almeno parzialmente) al seno per ridurre il rischio di infezioni respiratorie; in certi casi è meglio evitare nel primo anno di vita di mandare il bambino al nido.

 Deve cercare di evitare l'errore frequente di voler proteggere o stimolare di più questo figlio, cerchi invece di crescerlo come ha fatto col primo seguendo il suo intuito di mamma. Non credo possa servirle leggere libri sull'argomento, ma eventualmente provi a confrontare i suoi dubbi incontrando altre mamme che hanno vissuto la sua stessa esperienza. 

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D: Salve mi chiamo Simona e sono in attesa da 6 mesi del mio primo figlio. Vorrei soffermarmi sull’articolo di A.Volta che ho trovato molto interessante, cioè quello che parla del bonding e della sua importanza. Qui si dice che i primi momenti di vita del nascituro dovrebbero essere passati con la mamma e il papà, ed è quello che vorrei anch’io…ma il problema è che nell’ospedale della mia città questo non sarà possibile perché appena nato il bimbo viene portato via per parecchie ore per i primi controlli. Arrivo al punto chiedendo: potrei pretendere in ospedale di rimandare a dopo i vari controlli e tenere il bimbo nei primi istanti di vita con me? Fatemi sapere…

R: Cara mamma Simona,

mi fa molto piacere che il testo sul bonding l'abbia colpita; il nostro obiettivo è proprio quello di far riflettere i genitori sulle tematiche relative alla nascita.

 Purtroppo per alcuni argomenti (ad esempio il rooming-in e l'allattamento al seno) bisogna poi fare i conti con la realtà e non sempre quello che si vorrebbe, o che si ritiene importante, può essere pienamente realizzato. Il contatto precoce tra i genitori e il neonato è però una pratica ormai abbastanza diffusa e numerose linee guida scientifiche la raccomandano; l'organizzazione mondiale della sanità, l'accademia americana di pediatria e la società italiana di neonatologia invitano a favorire il contatto e l'attaccamento al seno precoce dopo il parto; le stesse società scientifiche autorizzano a posticipare le routine assistenziali (profilassi oculare e antiemorragica) per non interferire nella relazione madre-bambino. 

Ovviamente questa raccomandazione non è da considerare assoluta e non è più prioritaria qualora la mamma o il bambino dovessero manifestare qualche problema di salute importante. 

Per rispondere alla sua domanda direi che è possibile (se tutto va bene) chiedere di posticipare i controlli dopo la 1° ora dal parto; le consiglierei però di evitare conflitti con il personale del punto nascita nel quale ha deciso di partorire e di cercare invece di avere un colloquio prima del parto col pediatra responsabile del nido per trovare un accordo. Se nell'ospedale dove partorirà organizzano corsi di preparazione alla nascita, le consiglio di partecipare e di utilizzare i contatti con le ostetriche che gestiscono il corso per manifestare questo suo desiderio. 

Se può servire utilizzi pure i testi che ha trovato sul nostro sito e se le dovesse servire posso mandarle le indicazioni e la bibliografia delle linee guida scientifiche che le ho citato.

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D: Siamo neogenitori e vogliamo sapere quali sono i criteri di riconoscimento di una colica del neonato e come si interviene per superarla. Infine chiediamo se l'alimentazione della mamma possa essere condizioni di peggioramento di una colica. Se si, c'è una dieta appropriata ?

R: La cosiddetta colica del neonato è un problema frequente nel corso del 2-3° mese di vita; è costituita da una crisi di pianto molto acuta, inconsolabile e prolungata (anche più di 2 ore). Attualmente si ritiene che l'aria nella pancia non sia la causa della crisi, ma piuttosto una sua conseguenza; la vera causa andrebbe ricercata nel nervosismo che il neonato può accumulare (soprattutto alla sera) favorito dalla stanchezza sua e di chi lo accudisce. Questa particolare colica va quindi considerata come un problema prevalentemente psicosomatico e quindi da trattare non con farmaci ma con rimedi più empirici, come ad esempio quello (molto efficace) di portare il bambino a fare un giretto in macchina per la città (anche in piena notte). Proprio perchè non è una vera e propria malattia, anche la dieta della mamma non può essere considerata causa diretta di queste coliche (la mamma che allatta però deve fare attenzione a non fare un uso eccessivo di eccitanti come la caffeina, la nicotina, il the e il cacao). E' importante tenere presente che nella grande maggioranza dei casi queste "crisi" si riducono nel giro di qualche settimana fino a risolversi completamente, anche senza mettere in atto interventi specifici. Più che di medicine e ricette quindi bisogna armarsi di molta, molta, pazienza...

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  -  ultima edizione : 22/02/2007