L'interesse
per le fasi della vita che precedono la nascita ha avuto negli
ultimi anni grande diffusione; la precocità e compiutezza delle
competenze sensoriali e percettive fetali e la complessità delle
attività esibite ha portato l'attenzione sull'insieme di esperienze
che il bambino vive nel periodo prenatale e su come ciò possa
costituire il nucleo fondamentale dell'esperienza psichica ed
emozionale dell'individuo, costituendosi come base per lo sviluppo
successivo.
Dopo
un primo genere di approccio basato su teorie e ricostruzioni
soprattutto di stampo psicoanalitico, il grande impulso ricevuto
dalle ricerche sulla vita prenatale è stato indubbiamente dovuto
all'avvento delle tecniche ad ultrasuoni che hanno consentito
l'osservazione in tempo reale dell'attività spontanea fetale e
delle sue reazioni alle più diverse stimolazioni.
Studi
longitudinali di osservazione su casi singoli tramite ecografia [1,
2] hanno consentito di evidenziare le relazioni tra età
gestazionale e le complesse caratteristiche dell'attività fetale.
Considerevole, a questo proposito, è il lavoro descrittivo svolto
da Ianniruberto e Tajani [3] riguardo l'evoluzione e classificazione
dei movimenti fetali durante tutto il corso della gestazione in un
esteso campione di soggetti. Studi di impianto prettamente
sperimentale hanno, inoltre, consentito di stabilire delle precise
relazioni tra l'attività esibita dal feto, il tipo di stimolazione
esterna somministrata e l'età gestazionale [4, 5]. Tutto quanto si
è potuto sperimentalmente comprovare depone a favore della precoce
e attiva presenza di un nucleo esperienziale, emozionale e psichico
prenatale e, dunque, della continuità tra vita psichica pre- e
postnatale.
Anche
l'osservazione dei bambini nati prematuri costituisce una notevole
fonte di informazioni sulla vita prenatale. La conoscenza delle
caratteristiche evolutive del bambino prematuro ha consentito di
datare con maggiore precisione il grado di sviluppo degli organi
fetali ed ha obbiettivato la presenza di elaborate capacità
percettive e di primitive organizzazioni comportamentali a partire
dalla venticinquesima settimana di vita.
L'osservazione
del comportamento del bambino prematuro ha messo in evidenza secondo
alcuni autori la presenza di una primordiale forma di
autorganizzazione: Bottos e Tonin, per esempio, parlano della
"...esistenza di una organizzazione in grado di discriminare,
attraverso la propria struttura, ciò che è significativo per essa
da ciò che non lo è" [6]. Peraltro alcuni studiosi [7], sulla
scorta delle competenze psicofisiologiche evidenziate nel feto e
delle sue capacità di rispondere anche a stimolazioni intra- ed
extrauterine con valenza emotiva, cominciano a parlare di stati
dell'Io prenatale: "·durante la gestazione il feto è
continuamente interessato da flussi esperienziali che danno
consistenza al suo Io; le stimolazioni, le emozioni, il rapporto con
il mondo intrauterino ed esterno sono delle forze dinamiche
coinvolte nel processo di origine e maturazione psichica".
In
un precedente lavoro [8] è stato preso in esame lo sviluppo del
sistema nervoso prenatale e degli apparati sensoriali e percettivi
in relazione all'insorgere dell'attività psichica prenatale.
Attraverso gli apporti multidisciplinari della neuroanatomia
comparata, della psicofisiologia clinica, della psicologia
sperimentale unitamente agli studi di tipo osservativo, ecografico e
neonatale, è possibile ricostruire un'immagine abbastanza completa
del bambino e della sua vita psicoemotiva fin dai primordi.
Questo
lavoro si propone di esaminare la pluralità degli studi in questo
ambito e descrivere le evidenze sperimentali che rivelano la precoce
manifestazione di insospettate attività percettive, motorie,
esplorative e comunicative del feto. La presenza della vita psichica
fetale, in relazione a quanto si sta scoprendo riguardo allo
sviluppo psicoemotivo del bambino in queste fasi precoci, viene
considerata parallelamente alla comunicazione gestante-feto e alla
formazione del legame madre-bambino prima della nascita; in questo
senso il vissuto genitoriale di coppia viene preso in esame
specialmente in ambito preventivo.
Lo
sviluppo sensoriale e motorio prenatale.
Nella
specie umana la maturazione di tutti gli apparati sensoriali si
svolge quasi completamente nell'utero [8, 9, 10]. La sequenza nello
sviluppo degli apparati sensoriali prevede che divenga funzionale
per primo il sistema della sensibilità cutanea, successivamente il
sistema vestibolare, il sistema uditivo e infine il sistema visivo;
l'attività motoria spontanea si manifesta a partire dalla sesta
settimana di gestazione [3]. La sensibilità cutanea rappresenta
dunque evolutivamente il primo canale dell'esperienza e della
comunicazione nell'uomo [11]. A otto settimane si evidenzia la prima
forma di sensibilità cutanea; progressivamente, ad una ad una,
manifestano sensibilità tutte quelle aree che nell'adulto
presentano maggior numero e varietà di recettori.
A
trentadue settimane tutto il corpo mostra reazioni agli stimoli
tattili. Gli organi gustativi sono maturi alla quattordicesima
settimana e si può vedere come il feto aumenti o diminuisca l'inghiottimento del liquido amniotico in relazione alla presenza in
questo di sostanze zuccherine o amare. Alla nascita le preferenze
gustative sono già molto nette. La più recente scoperta riguarda
le capacità olfattive fetali: l'apparato olfattivo si sviluppa tra
le undici e le quindici settimane [12, 13] e c’è motivo di
pensare che i recettori vengano stimolati dall'aroma delle sostanze
presenti nel liquido amniotico visto che è possibile evidenziare
nelle prime ore dopo la nascita un riconoscimento degli stimoli
olfattivi sperimentati in utero [14]. Ciò spiega, tra l'altro, come
i bambini appena nati possano essere attratti dall'odore del latte
materno benché non ne abbiano avuto precedente esperienza. Per
quanto riguarda l'apparato uditivo, la coclea è già formata a otto
settimane e i recettori cominciano a differenziarsi alle dieci
settimane [15]. L'ambiente uterino è di per sé ricco di rumori
provenienti dai funzionamenti fisiologici del corpo materno ed
esercita solo una modesta funzione di schermo rispetto agli stimoli
sonori e, un poco più intensa, rispetto a quelli luminosi
provenienti dall'esterno.
Reazioni
a stimoli tra i 250 e i 500 Hz, che si manifestano come alterazioni
nella frequenza cardiaca e nell'attività motoria, si registrano già
a sedici settimane di gestazione, mentre a ventiquattro settimane le
capacità del sistema uditivo sono paragonabili a quelle dell'età
adulta. Poche settimane dopo è possibile evidenziare
sperimentalmente capacità di discriminazione tra stimoli con
diverse caratteristiche sonore e risposte di "habituation"
sonora [16]. Alla nascita l'apparato visivo è sviluppato a tal
punto da consentire la messa a fuoco di oggetti posti davanti al
viso del neonato alla distanza di venti centimetri; appena nati i
bambini mostrano, peraltro, padronanza di complesse componenti della
funzione visiva [17]. Fino alla ventiseiesima settimana di
gestazione le palpebre non si dischiudono, ma il feto sembra essere
comunque in grado di localizzare gli stimoli visivi anche in
precedenza e mostra di reagire con accelerazioni della frequenza
cardiaca a fasci di luce proiettati sull'addome materno; nei bambini
nati prematuri si rilevano potenziali evocati visivi a trenta
settimane e abilità visive alla trentunesima settimana; inoltre
l'attenzione visiva testata alle trentaquattro settimane non
differisce da quella dei bambini di quaranta settimane [18].
La
prima forma di movimento rilevabile all'ecografia è la ritmica
attività cardiaca che si evidenzia intorno alle tre settimane di
gestazione (molte parti dell'organo cardiaco sono, comunque, ancora
in fase di maturazione). A sei settimane è possibile vedere le
prime forme di attività motoria [3]: movimenti aggraziati di
allungamento e rotazione del capo, delle braccia e delle gambe. A
dieci settimane le mani vengono portate al capo, al viso e alla
bocca, che presenta già movimenti di apertura, chiusura e
inghiottimento. A quindici settimane tutto il repertorio di
movimenti che si ritrovano nel feto a termine è presente; si
evidenziano movimenti della mandibola, movimenti respiratori e
movimenti combinati degli arti dove le mani sono continuamente
portate ad interagire con le altre parti del corpo e con il cordone
ombelicale.
L'attività
motoria si manifesta inizialmente in forma spontanea come fenomeno
endogeno, a carattere ciclico ma contemporaneamente rappresenta
l'espressione di caratteristiche soggettive del feto [19]. Dopo le
dieci-quindici settimane le variazioni dell'attività motoria fetale
evidenziano una forma di reazione a stimolazioni provenienti dal
mondo esterno o dal corpo materno. Più avanti nella gestazione il
feto comincia ad esplorare l'ambiente uterino: sembra cercare il
contatto con la placenta e rispondere a stimolazioni tattili
provenienti dall'esterno. E’ importante sottolineare che, in
queste fasi, i sistemi sensoriali e percettivi lavorano
sinergicamente; ciò si rivela nelle primitive organizzazioni
comportamentali e nelle attività esibite dal feto e permette di
affermare la presenza di una continuità esperienziale fetale.
L'attività
onirica è già riscontrabile alle ventitré settimane, quando si
evidenziano chiari segni comportamentali di sonno R.E.M.; nei
bambini prematuri di trenta settimane il sonno R.E.M. occupa quasi
il 100% del tempo di sonno, diminuendo poi fino al 50%, come è
tipico dei bambini a termine [18]. Sembra che i bambini in utero
quando sognano esibiscano fenomeni comportamentali simili a quelli
degli adulti [20].
Apprendimento
e memoria nel feto.
Dagli
studi sulla percezione uditiva fetale sono derivate le ipotesi
iniziali riguardo alle prime forme di processi cognitivi
individuabili a livello prenatale. Si è detto che la capacità di
discriminazione tra suoni diversi è già presente a ventisette
settimane [16]. Nello stesso periodo compare la risposta di
"habituation" [8], che si manifesta come un progressivo
decremento della risposta fetale a stimoli sonori identici
presentati ripetutamente in un certo intervallo di tempo; per le
diverse modalità con le quali si declina questa reazione [21] si può
cogliere in essa la presenza di processi cognitivi di tipo attentivo
e mnemonico (è bene precisare che quando si parla di processi
cognitivi nel feto ci si riferisce a processi di tipo implicito, cioè
a quel genere di attività cognitiva che avviene in assenza di
coscienza e che è dimostrabile, anche negli adulti, attraverso la
rilevazione di variazioni nei parametri psicofisiologici relative
alla presenza, o somministrazione sperimentale, di determinate
stimolazioni). Il fenomeno di "habituation" è stato molto
studiato e, attualmente, gli studiosi sono concordi nel ritenere che
in esso si possa riconoscere la primordiale forma di plasticità
comportamentale e dunque di apprendimento. Peraltro, studi basati
sul condizionamento classico avevano già in precedenza dimostrato
le possibilità di apprendimento fetale [22].
Scorrendo
la letteratura del settore ci si avvede di come siano stati numerosi
gli studi rivolti alle capacità di apprendimento fetale e alla
familiarizzazione del bambino con determinati stimoli caratteristici
dell'esperienza intrauterina. Le reazioni dei bambini, a poche ore
dalla nascita, al suono del battito cardiaco dimostrano che questo
stimolo è per loro, in assoluto, il preferito tra gli stimoli
sonori [23, 24]; essi sono inoltre in grado di discriminare,
mostrando un’ulteriore preferenza, il battito cardiaco della
propria madre da quello delle mamme degli altri neonati [25].
In
esperimenti assai noti Anthony De Casper ha potuto dimostrare come
nelle prime ore dopo la nascita i neonati mostrino di riconoscere e
preferire la voce della propria madre rispetto a quella di altre
donne e rispetto alla voce paterna [8, 26, 27]. E’ evidente che
una tale preferenza non può essersi sviluppata nelle poche ore di
vita extrauterina trascorse dalla nascita, ma deve essersi stabilita
nei periodi precedenti.
Non
è stato solo il riconoscimento di stimoli isolati che si è
riscontrato nei neonati testati nelle prime ore dopo la nascita: il
risultato sorprendente di un ulteriore esperimento di De Casper fu
che i neonati possono discriminare tra due diverse favole per
bambini e mostrare preferenza per quella che la mamma aveva
raccontato loro, tutti i giorni per dieci minuti (secondo la
consegna sperimentale), nell'ultimo trimestre di gravidanza [28].
Sembra chiaro, a questo punto, che gli elementi di base del
linguaggio siano appresi tramite l'esposizione sonora prenatale, e
infatti lo spettrogramma sonoro del pianto dei prematuri di
ventisette settimane contiene già le caratteristiche vocali
specifiche della voce materna.
Si
è visto inoltre che i neonati dirigono preferibilmente la loro
attenzione verso persone che parlano la lingua dei propri genitori
piuttosto che verso persone che si rivolgono loro in un’altra
lingua. Analogamente, un altro originale esperimento, svolto dal
Prof. Hepper dell'Università di Belfast, ha rivelato che un brano
musicale udito tutti i giorni negli ultimi tre mesi di gestazione
viene riconosciuto dai neonati; infatti, bambini, le cui madri in
gravidanza seguivano quotidianamente una nota "soap
opera", mostravano risposte di orientamento attentivo al
comparire della colonna sonora della trasmissione stessa [29]. Lo
stesso autore ha potuto anche dimostrare che esistono delle
differenze sessuali a livello dello sviluppo fetale: le femmine
osservate in ecografia mostrano un numero di movimenti della bocca
(che coinvolgono gli organi fonoarticolatori) significativamente
superiore ai maschi della stessa età gestazionale [30]. Se
dall'esame di tutti questi studi compaiono evidenze di
riconoscimento e apprendimento fetale rispetto agli stimoli e alle
esperienze sperimentate durante il periodo intrauterino, possiamo
veramente chiederci quanto il feto entri in comunicazione con la
gestante e l'ambiente che circonda la diade e come profondamente ne
sia influenzato nel suo sviluppo.
Ancora
più strabilianti sono i risultati ottenuti da alcuni studiosi e
operatori del settore prenatale, che hanno messo a punto dei
programmi di stimolazione fetale e comunicazione tra genitori e
nascituro. Di questo settore applicativo si è già parlato
estesamente in un precedente lavoro [8]; si tratta di programmi
differenziati che utilizzano una stimolazione tattile e uditiva
(vocale e musicale) di tipo sistematico per favorire l'utilizzo da
parte del feto delle sue abilità sensoriali e percettive. L'idea di
base è che incentivare le esperienze sensoriali del feto ne
promuova lo sviluppo somatopsichico. Questa ipotesi è sostenuta da
studi di derivazione neuroembriologica [8, 9, 33, 34, 35] secondo i
quali il sistema nervoso in formazione si avvantaggerebbe molto da
una stimolazione appropriata, ricavandone uno sviluppo più ricco e
precoce. Rilievi longitudinali su campioni di bambini che hanno
partecipato a tali programmi, documentano, di fatto, effetti
positivi che si manifestano in una precocità nello sviluppo fisico
e psicologico e in una interazione genitore-bambino positiva e ricca
[32].
Un
fatto sorprendente che si è potuto constatare in diversi casi è
che dopo ripetute esperienze il feto è in grado di mostrare una
precisa attenzione e responsività nei giochi tattili con i
genitori, per esempio rispondendo con un pari numero di calcetti ad
un certo numero di piccoli colpi delle dita sull'addome materno,
oppure, seguendo con i suoi arti, sulla parete interna dell'utero,
il percorso del dito del genitore sull'addome materno. Viene dunque
posta particolare enfasi sull'importanza di avviare una precoce
comunicazione tra genitori e feto [31, 36], utilizzando, nei momenti
quotidiani riservati all'interazione tra i genitori e il bambino in
utero, varie modalità comunicative sensoriali e affettive, anche
nell'ottica di una promozione della precoce formazione del legame
affettivo genitori-bambino.
L'insieme
degli studi e delle osservazioni "in vivo" conferma dunque
nei fatti la vivace presenza sensoriale, psichica, emozionale del
feto fin dalle prime fasi della gravidanza. La spinta interattiva e
comunicativa che si può rintracciare nell'ultimo trimestre di
gravidanza chiarisce meglio quanto importante sia nello sviluppo
somatopsichico fetale l'attenzione e il coinvolgimento affettivo
genitoriale. Se si tiene conto di quanto detto fino ad ora, non è
più possibile ignorare quanto l'ambiente esterno ed il feto entrino
in contatto tra loro direttamente e attraverso lo stretto rapporto
feto-gestante (con le sue emozioni e i suoi vissuti influenzati
dalla relazione con il partner e i famigliari nonché dal tipo di
vita che essa conduce) e quanto, inoltre, le esperienze vissute nel
periodo fetale siano influenti e rintracciabili nello sviluppo
successivo.
La
comunicazione gestante-feto.
Quando
si parla di comunicazione gestante-feto non bisogna dimenticare che,
oltre ad avere un legame "speciale" con il bambino, la
gestante rappresenta il "medium" di tutti gli elementi
dell'ambiente fisico e psicologico che circonda la diade.
Alcuni
studi hanno verificato che il feto è influenzato da intensi
turbamenti degli stati emotivi materni e manifesta questo restando
per alcune ore successive all'evento disturbante in uno stato di
agitazione motoria; se la situazione di stress materno persiste nel
tempo, l'eccitazione motoria fetale diventa un tratto stabile
riflettendosi nel basso peso alla nascita [37]. A livello
dell'ambiente, il ruolo maggiormente patogeno verso il benessere del
feto sembra sia assunto dalla presenza prolungata di elementi
stressanti che comportino una continua minaccia per la sicurezza
emotiva della madre, tensioni continue ed imprevedibili sulle quali
essa sente di avere poche o nulle possibilità di controllo; a
questo proposito particolare peso sembrano avere le tensioni
coniugali [38, 39].
Alla
luce di questi elementi riveste dunque notevole importanza il clima
emotivo e famigliare in cui gestante e feto sono inseriti.
Particolarmente interessante mi pare, quindi, il porre l'attenzione
sulla formazione del legame tra il bambino in utero ed i suoi
genitori. Si può infatti considerare che la precoce presa di
coscienza della presenza del bambino come individuo da parte dei
genitori possa agire sui vissuti e sulle rappresentazioni che essi
hanno di se stessi nel nuovo ruolo genitoriale e sulle fantasie
rispetto al bambino in arrivo. Questa sorta di mobilizzazione
interiore nei genitori può predisporre un’area di evoluzione
verso nuovi ruoli ed equilibri nell'assetto famigliare, e favorire
il crearsi di uno spazio psichico di attesa e di accoglimento per il
nascituro, con ampia ricaduta sul piano della promozione di uno
sviluppo psicoemotivo equilibrato del bambino stesso.
Relativamente
ai vissuti della gestante ed alla influenza che possono esercitare
sul benessere fetale attraverso la comunicazione primitiva che
avviene nel "dialogo" gestante-feto, l'atteggiamento della
gestante verso la gravidanza è risultato essere in relazione con
caratteristiche di personalità del bambino. Uno studio
longitudinale svolto su 163 donne in gravidanza e, successivamente,
sui loro bambini ha rilevato che la non accettazione della
gravidanza e del feto da parte della madre correla con un
comportamento di tipo deviante o patologico nei bambini [40, 41,
42]. Anche l'atteggiamento paterno non accettante si è visto
interferire nel vissuto materno rispetto al feto e alla gravidanza
stessa [43, 44]. Alcuni studiosi ritengono che il feto sia il
depositario delle emozioni materne e che i soggetti caratterizzati
da una solida fiducia di base e da buona autostima abbiano potuto
percepirsi fin dai primordi della vita psichica come individui
desiderati e amati [45].
Se,
alla luce di questi vari contributi, è possibile dimostrare
l'esistenza di un mondo psichico ed emotivo fetale e la presenza di
un legame madre bambino prenatale, molte riflessioni possono essere
fatte. In particolare, riguardo alle vicissitudini dello sviluppo
psichico sano e patologico, mi sembra importante considerare
l'influenza che queste fasi così arcaiche del funzionamento
mentale, la cui caratteristica è quella di essere per eccellenza un
funzionamento "psicosomatico" dominato e determinato da
una sensorialità intensa e totalizzante, possono continuare ad
esercitare nello sviluppo successivo dell'individuo e il ruolo che
possono rivestire nella genesi della psicopatologia .
Da
questo punto di vista i vissuti relativi alle esperienze
intrauterine e all'investimento emotivo delle stesse, costituiti
secondo le leggi dell'inconscio e del soma, si pongono come la base
più antica e profonda nella formazione del sé.
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Anna
Della Vedova insegna Psicologia Clinica presso l’Università di
Brescia
Questo
testo è tratto dalla Rivista Telematica www.psychomedia.it
alla quale si rimanda per ulteriori approfondimenti.