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C'era una volta il paese
di Mondobimbo
(Alessandro Volta)

“I bambini costituiscono
una percentuale importante dell’umanità, delle sue genti, popoli e
nazioni, in quanto abitanti, concittadini nostri, nostri compagni di
sempre. Sono stati, sono, saranno. Una vita tanto per ridere non
esiste. No, l’infanzia sono lunghi e importanti anni nella vita di
un uomo”.
J. Korczak, 1929
C’era una volta il paese
di Mondobimbo.
Si trovava incastonato
tra una catena di montagne, non molto alte ma ben allineate, e un
bel golfo, piuttosto aperto, in parte spiaggioso e in parte rotto da
basse scogliere che si tuffavano nel mare.
A Mondobimbo abitava
circa un milione di abitanti. La metà della popolazione era
residente nella capitale, collocata a circa dieci chilometri dal
mare e a trenta dai monti, mentre il resto degli abitanti era
distribuito nel territorio a popolare grossi paesi, localizzati
prevalentemente lungo la costa. Altre abitazioni erano sparse verso
le colline fino alle pendici dei monti.
Mondobimbo era
apparentemente una nazione normale, con i soliti problemi di
sviluppo troppo veloce e di tradizioni che stentavano a
sopravvivere. La crescita economica degli ultimi decenni, e
soprattutto un lungo periodo senza guerre, avevano prodotto un certo
benessere; anche la disoccupazione, come le vecchie malattie
infettive, era ormai soltanto un lontano ricordo.
Tutti gli abitanti di
Mondobimbo possedevano un’abitazione e almeno un’automobile. Il
livello culturale era medio-alto, con ampia diffusione di
biblioteche ben frequentate. Le biblioteche a Mondobimbo erano
presenti anche nei paesi più piccoli, mentre le case più isolate
potevano utilizzare un servizio di distribuzione settimanale: il
famoso pulmino giallo, guidato da un vecchio bibliotecario in
pensione che i bambini, incapaci di distinguere tra l’autista e il
suo veicolo, avevano soprannominato Barbagialla.
Anche la televisione e i
quotidiani locali contribuivano come potevano a far circolare le
notizie, fornendo occasioni di dibattito e di confronto politico.
A Mondobimbo da molti
anni governava una giunta un po’ anomala, che aveva la particolarità
di essere costituita da un alto numero di donne ai posti di maggiore
responsabilità. Uno dei motivi di questo semi-matriarcato era la
maggiore capacità culturale e organizzativa delle donne di
Mondobimbo rispetto ai loro concittadini maschi. Per alcuni decenni
le ragazze di questo paese si erano diplomate e laureate con
risultati di gran lunga superiori a quelli dei loro coetanei,
mostrando poi nei luoghi di lavoro grande efficienza, resistenza e
capacità organizzativa.
Sia nell’ambito
produttivo che in quello più strettamente politico, le donne di
Mondobimbo avevano dimostrato una particolare abilità nel trovare
quel raro e difficile equilibrio tra razionalità e sensibilità,
riuscendo a mescolare abilmente il nuovo e il vecchio, la tradizione
e l’innovazione. Alcune personalità, in particolare, erano riusciti
a trovare l’alchimia giusta per coniugare l’efficienza professionale
con la sensibilità famigliare, esaltando al contempo sia la loro
maternità che la loro produttività sociale.
Erano stati necessari
alcuni decenni per arrivare a questo risultato, favorito in parte
dal relativo isolamento del paese, ma soprattutto da quel lungo
periodo di pace e di benessere cui si è già accennato.
Cosa dire degli uomini
di Mondobimbo? Non c’è poi molto da dire, non erano peggio degli
uomini di altre nazioni, semplicemente da alcune generazioni non
avevano più dovuto mostrare la loro forza fisica, né difendere le
loro famiglie dai predoni che battevano le coste nei secoli passati,
e da tempo avevano anche perso la cattiva e antica abitudine di
vivere in competizione gli uni con gli altri. Gli uomini di
Mondobimbo non avevano quindi bisogno di dimostrare nulla a
chicchessia, vivevano godendosi il loro relativo benessere,
consapevoli che le loro donne erano in grado di gestire meglio di
loro i problemi del paese.
Il limitato ruolo
politico degli uomini, contrariamente a quanto si possa pensare, non
aveva assolutamente minato la loro autostima, semplicemente perché a
Mondobimbo da tempo si era gradualmente spenta l’antica competizione
tra uomini e donne; questo importante fenomeno era la conseguenza
dell’abbandono definitivo e duraturo di ogni forma di
discriminazione e di disuguaglianza tra maschi e femmine.
In realtà, come
dicevamo, a Mondobimbo vigeva un matriarcato soltanto parziale, in
quanto diversi uomini contribuivano a vari livelli alla gestione
sociale e politica del paese, ma ai vertici e ai ruoli chiave del
potere, ormai da tempo, si vedevano praticamente solo donne.
Questo predominio
femminile divenne ben presto oggetto di studio anche da parte
dell’università di Mondobimbo. I sociologi e gli psicologi
interpretavano in vario modo questa tendenza della società del
paese, evidenziando, ad esempio, come il ruolo politico dell’attuale
sindaco e della sua giunta, prevalentemente femminile, non si
potesse definire di genere, ma rappresentasse un mix equilibrato di
maschile e di femminile. Una perfetta sintesi, che era stata
impossibile alle vecchie generazioni di politici maschi, i quali per
secoli avevano mantenuto i loro rigidi schemi, quasi recitando un
ruolo teatrale, poco efficace ma duraturo proprio perchè
inflessibile.
Negli ultimi anni si
erano sprecati gli studi per scoprire cosa aveva portato le donne di
Mondobimbo a sviluppare questa particolare flessibilità e
polivalenza. Le ricerche in campo biologico e genetico non furono in
grado di giungere a spiegazioni plausibili, poiché la differenza di
genere a questo livello non si dimostrò sufficientemente
significativa. Anche il diverso assetto ormonale maschile e
femminile non riuscì a giustificare le differenze che si volevano
indagare; anzi, donne con un carattere di base sensibile e
tranquillo, mostravano in alcune situazioni una forza e una capacità
decisionale più simili a quelle di un condottiero che di una
massaia.
Se diamo credito alle
diverse tesi e ricerche svolte negli ultimi anni, dobbiamo
concludere che la particolare abilità delle donne di questo paese,
fu la diretta conseguenza del lungo allenamento legato alla
necessità di coniugare lavoro e maternità, professione e crescita
dei figli. Studi recenti nel campo delle neuroscienze hanno
evidenziando come l’assetto mentale di molte donne di Mondobimbo sia
caratterizzato da uno straordinario sviluppo della regione cerebrale
dei cosiddetti neuroni mirror (probabile sede dell’empatia e della
sensibilità), ma anche delle tradizionali zone cerebrali già note
per svolgere compiti analitici e razionali. Questi studi sono ancora
in corso e non sono definitivi; in particolare la grande difficoltà
interpretativa dipende dal fatto che questi rilievi non si sono
dimostrati esclusivi nel sesso femminile, ma sono stati ritrovati
anche in alcuni uomini di Mondobimbo.
E’ comunque molto
probabile che a Mondobimbo il descritto cambiamento sociale fosse il
prodotto di più fattori, tra i quali senz’altro la già citata
assenza di guerre, ma anche l’importante riforma che la Chiesa di
Mondobimbo fu costretta ad attuare alcuni decenni orsono. Per farla
breve: i vertici ecclesiastici, a causa di una grave crisi
vocazionale e dopo lunghe e impegnative discussioni, decisero di
affidare alle religiose ruoli di responsabilità alla pari con gli
uomini.
Il clero maschile,
quando avvenne questa riforma, non poteva immaginare quanta energia
repressa fosse pronta ad esplodere tra le proprie religiose; in
pochi anni in tutto il paese si assistette ad un fiorire di
iniziative ed anche le parrocchie più isolate, collocate verso le
montagne, ritrovarono una guida sicura e nuovi stimoli. Passato il
primo momento di disorientamento, all’interno del clero si
ristabilirono dei sereni equilibri e anche i vecchi parroci
riconobbero l’utilità di suddividere con le religiose la cura delle
anime di Mondobimbo. Dal punto di vista sociale l’apertura della
Chiesa alle donne favorì un’immagine del femminile nuova e
autorevole; la riforma ebbe quindi anche un forte valore simbolico,
senza del resto produrre alcun significativo stravolgimento
all’interno del contesto più strettamente religioso (da tempo
infatti nel paese si erano sviluppate comunità monastiche miste,
dove convivevano tranquillamente maschi e femmine).
L’unica polemica, durata
il veloce arco di una estate e che inizialmente sembrò un vero
cataclisma teologico, fu innescata inavvertitamente da un giornale
locale. Questi in sintesi i fatti: nel corso di una intervista ad
una classe di quinta elementare, ad una domanda che faceva
riferimento a Dio Padre, uno dei bambini corresse l’intervistatore
sentenziando che secondo lui Dio non era propriamente padre, o
almeno non lo era meno di quanto non fosse anche madre. La polemica
mediatica che ne derivò durò poco, perché l’assise teologica
convocata per dare una risposta definitiva al dibattito pubblico
(che stava diventando incontrollabile e che rischiava
strumentalizzazioni politiche) concluse che Dio non era né padre né
madre, ma comprendeva entrambi i generi. Nelle settimane successive
in effetti si sprecarono gli articoli e gli interventi, dotti e meno
dotti, per descrivere e definire meglio in cosa Dio è padre e in
cosa è madre; si esaltò ad esempio la capacità creatrice e
generatrice di Dio, tipicamente femminili, ma anche il vigore e la
protezione nei confronti delle sue creature, caratteristiche queste
di tipo maschile; e l’amore e la capacità di perdono tipicamente
materni, ma anche la forza e l’autorevolezza ‘incarnati’ e
rappresentati dal Figlio, e via discorrendo.
Terminate le dispute
teologiche, a Mondobimbo l’assetto sociale prese nuovo vigore e si
aprì un periodo di ulteriori e importanti riforme.
La storia delle riforme
nel paese di Mondobimbo merita una descrizione dettagliata perché
non ha uguali nelle altre nazioni continentali e forse nell’intero
pianeta. Questa nuova stagione politica cominciò per iniziativa di
una giunta particolarmente illuminata e attiva, guidata da un
sindaco, (ovviamente donna) di grande intelligenza e sensibilità.
Questo famoso sindaco si chiamava Mater e proveniva da una delle
famiglie più colte del paese.
Mater aveva avuto il
privilegio di viaggiare in altre nazioni, riportando al ritorno in
patria nuove idee, nate soprattutto da un’intelligente e sensibile
osservazione dei difetti altrui.
In particolare questa
attenta signora si era accorta che sono soprattutto le giovani
generazioni a possedere idee ed energia creativa, a patto di
lasciare loro la possibilità di esprimersi. Mater aveva maturato la
convinzione che i bambini e i giovani tengono in modo naturale al
proprio futuro e sono spontaneamente tesi al nuovo, senza
rimpiangere il tempo passato. Osservava infatti: ‘a scuola i ragazzi
studiano volentieri storia perché vivono il passato come fosse una
fiaba o un bel racconto dei tempi lontani, ma la materia che più
interessa loro è il futuro, una materia non codificata e ufficiale,
ma che in realtà racchiude in sé tutte le altre: è il futuro il
motivo vero e finale per il quale sono a scuola a studiare ogni
altra materia’.
Mater aveva osservato
che nel suo paese, così come all’estero, gli adulti tendevano invece
a conservare lo stato di benessere raggiunto, aggrappandosi ai
piccoli e grandi privilegi raggiunti, timorosi di qualunque
cambiamento. Secondo la sua analisi, la resistenza al nuovo
dipendeva dalla pigrizia e dalla scarsa creatività e nascondeva una
profonda sfiducia nell’avvenire.
L’età più a rischio per
questo atteggiamento di immobilismo si dimostrava quella tra i
cinquanta e i settant’anni, cioè la tipica età dei politici, dei
direttori, dei primari, dei professori, dei dirigenti, ecc. Mater
conosceva bene quella tipica azione politica che riesce a produrre
riforme e leggi, ma che alla fine si caratterizza per non cambiare
nulla, complicando soltanto le regole precedenti. In questa fascia
d’età, risultava molto difficile trovare fantasia e creatività, e i
parziali successi che occasionalmente si potevano osservare,
derivavano il più delle volte dall’abilità di questi politici nel
saper ‘vendere’ bene il loro operato, senza però produrre reali
miglioramenti per la collettività.
Il bene comune fu
l’oggetto di un’altra delle importanti riflessioni di Mater: ‘gli
adulti – diceva - salvo rare eccezioni, se vogliono mantenere i loro
privilegi e il loro benessere materiale devono necessariamente
pensare prima a se stessi e poi agli altri; i bambini e i ragazzi
invece sono naturalmente portati ad atteggiamenti più orientati alla
condivisione, anche in seguito alla loro quotidiana esperienza che è
molto più bello giocare con gli altri piuttosto che da soli. Nessun
giovane si diverte a passare una sera al cinema o in pizzeria da
solo, mentre ci sono adulti che amano bere o leggere o guardare la
televisione in solitudine’.
Quando rifletteva
sull’infanzia, Mater meditava sulla fondamentale differenza che
esiste tra egoismo ed egocentrismo. Scriveva infatti in quegli anni:
‘l’egoismo non è tipico dei bambini, perché un bambino isolato dal
mondo, o chiuso nel suo mondo, è destinato a soccombere: per
sopravvivere infatti ha bisogno degli altri. L’egocentrismo invece
può trovare spazio nell’infanzia perché il bambino che cresce e si
sviluppa si sente al centro del mondo, ma questo suo mondo comprende
anche il suo prossimo e quanto lo circonda’.
Mater, gradualmente, si
era convinta che la mentalità dei bambini e la loro visione del
mondo potevano avere un ruolo importante nella gestione della cosa
pubblica. La sua idea più rivoluzionaria fu che i bambini dovevano
aumentare il loro ruolo politico all’interno della società, mentre
gli adulti lo dovevano diminuire.
A Mondobimbo le
convinzioni di Mater si diffusero rapidamente, trovando terreno
fertile. I dibattiti pubblici su questo argomento furono numerosi e
trovarono soprattutto nelle donne delle sostenitrici agguerrite e
decise. Gli uomini riuscirono ad opporre una debole resistenza e
soprattutto faticarono a capire l’essenza della questione, in
effetti non si parlava né di calcio né di automobili né di soldi.
Dicevamo che Mater
maturò le proprie idee attraverso i viaggi che ebbe il privilegio di
fare, ma fu la successiva esperienza della maternità che le permise
di mettere a fuoco definitivamente le iniziali intuizioni. Osservare
i figli crescere, interagire tra di loro e con i loro compagni,
scoprire il loro mondo (che altro non era che il suo mondo
infantile), riuscire a vedere con i loro occhi e a sentire con i
loro sensi, confermò in lei la convinzione che l’infanzia non poteva
rimanere esclusa dal mondo politico e produttivo, segregata in un
limbo nell’attesa di accedere e di adattarsi ad un mondo già
compromesso e fallimentare.
La giunta politica che
si radunò intorno a Mater comprendeva donne cresciute nel periodo di
stimoli e cambiamenti cui accennavamo all’inizio della nostra
storia. Ad un certo punto quindi Mondobimbo si trovò in una
congiuntura particolarmente favorevole dove ai vertici dello stato e
della società erano attive donne dotate di quella speciale alchimia
fatta di sensibilità materna e razionalità professionale.
Ed è proprio in questo
contesto, come effetto finale di un lungo processo di evoluzione
politica e sociale, che a Mondobimbo fu possibile realizzare quella
grande riforma che ancora oggi è ricordata con il nome di Alma
Mater. Questa famosa riforma prese il nome di colei che ne fu il
principale estensore e ispiratore, ma il suo titolo voleva anche
ricordare come il rinnovamento proposto doveva essere considerato un
vero e proprio alimento per la società, un nutrimento in grado non
soltanto di produrre semplice sopravvivenza, ma anche di favorire
crescita e sviluppo: praticamente una forma di ‘allattamento della
collettività capace di fornire a tutti energia e piacere al tempo
stesso.
Così come un neonato che
succhia il seno materno non è consapevole dell’atto del nutrirsi, ma
introduce insieme al latte anche il piacere di vivere e di cibarsi
della mamma che lo ha generato, allo stesso modo la riforma
dell’Alma Mater aveva l’ambizione di ‘nutrire’ la popolazione di
Mondobimbo attraverso la gestione della cosa pubblica, facendo in
modo che questo avvenisse con lo stesso piacere e la stessa voglia
di vivere tipiche del lattante.
La parte più tecnica di
questa riforma era abbastanza semplice e riguardava l’età alla quale
viene concesso il diritto politico, in pratica l’età alla quale è
possibile esprime il voto per eleggere i propri rappresentanti. A
Mondobimbo, da quando entrò in vigore la riforma dell’Alma Mater, si
iniziò a votare dall’età di otto anni, da quando cioè si è già
capaci di leggere e scrivere e si possiede qualche nozione di storia
e geografia. A trent’anni il diritto di voto aveva termine, per
riprendere definitivamente una volta superati i settanta.
Il diritto di voto agli
anziani, cioè ai nonni, era stato introdotto con una successiva
riforma del diritto di voto richiesta dagli stessi ragazzi e
condivisa dai politici che governavano in quel periodo (si trattava
della giunta successiva a quella del sindaco Mater).
Le ragioni per togliere
il voto agli ultra trentenni è già stata sufficientemente spiegata e
allo stato attuale delle nostre conoscenze è da considerare
sostanzialmente scontata e ovvia. Occorre invece qualche spiegazione
per comprendere le motivazioni che avevano portato alla ripresa del
diritto di voto dopo i settant’anni. La richiesta dei ragazzi
nasceva dalla riflessione che la maggior parte dei loro nonni era
ormai lontana dagli interessi materiali e mondani; nonni e nipoti
presentavano cioè una visione del mondo molto simile, soprattutto
quando avevano la possibilità di vivere insieme condividendo lo
stesso contesto sociale. Un’altro aspetto pratico che a Mondobimbo
contribuì alla decisione di legalizzare il voto agli ultra
settantenni riguardava la necessità di tutelare maggiormente questa
fascia di popolazione a rischio di limitata assistenza e di
emarginazione sociale.
La particolarità che ha
reso la legislazione di Mondobimbo veramente unica al mondo non
riguarda soltanto l’età alla quale è possibile votare, ma anche la
netta separazione tra coloro che possono votare (cioè la fascia di
età 8-30 anni e gli ultrasettantenni) e coloro invece che possono
essere eletti, che a Mondobimbo sono i cittadini compresi tra i 30 e
i 70 anni.
Quindi, per riassumere,
in questo strano paese dopo l’applicazione della grande riforma
bambini, giovani e anziani eleggevano i loro governanti e
approvavano o rifiutavano i programmi politici, mentre gli adulti
governavano e traducevano in azione politica quanto espresso
dall’elettorato.
In pratica succedeva che
un politico, se voleva avere qualche speranza di essere eletto, o di
essere rieletto, doveva necessariamente proporre programmi, leggi e
riforme adeguate alle esigenze di vecchi e bambini, dovendo anche
fare attenzione che queste proposte fossero facilmente
comprensibili. Tutto ciò portò allo sviluppo di campagne elettorali
comprensibili anche ad un bambino e pertanto il linguaggio usato dai
politici cominciò ad avvicinarsi molto a quello di una maestra delle
elementari.
Con l’abolizione di ogni
parola ambigua e complicata, anche i concetti espressi dalla
politica si fecero semplici e diretti. Gli stessi obiettivi politici
dovettero rapidamente cambiare non potendo più fare riferimento ai
vecchi meccanismi economici e di potere.
A Mondobimbo dopo la
riforma dell’Alma Mater scomparvero le lobby della finanza,
dell’università e dell’industria, perché nelle leggi di riforma
approvate dai bambini e dagli anziani un certo tipo di gestione del
potere non poteva proprio essere inserito, in quanto nessuno era in
grado di far capire ai bambini questo tipo di logiche.
Nei primi anni della
riforma numerosi politici della vecchia generazione dovettero
rinunciare alla campagna elettorale, perché non erano in grado di
spiegare e di giustificare le loro proposte ai migliaia di ragazzini
assiepati nei palazzetti dello sport, oppure non riuscivano a
rispondere a tono alle incredibili domande o ai semplici e ingenui
‘perché?’ che i bambini rivolgevano loro durante i dibattiti
televisivi.
Dicevamo di come furono
le donne della politica a realizzare la riforma dell’Alma Mater, per
i medesimi motivi le donne di Mondobimbo, dopo la riforma, videro
aumentare la loro influenza sulla società. Con un elettorato tanto
particolare, essere state madri e aver potuto condividere l’infanzia
dei figli permetteva a molte donne di affinare linguaggio e idee,
individuando le proposte più concrete ed efficaci, riuscendo nel
contempo a comunicare e a motivare anche i contenuti più difficili.
Molte campagne
elettorali a Mondobimbo si spostarono nei giardini pubblici e nei
cortili delle scuole; anche le biblioteche, soprattutto quelle dei
paesi, divennero luogo di dibattito e di incontro tra i politici e
l’elettorato.
I temi ambientali
trovarono ampio spazio in ogni programma politico. Nessun bambino
era interessato ad un piano regolatore che favorisse le banche o gli
speculatori edilizi, così le leggi per favorire una città a misura
di bambino, di anziano e di disabile furono veramente finanziate e
quindi finalmente realizzate.
Una legge che fu
possibile approvare con particolare rapidità fu quella che tolse i
recinti e le staccionate nei giardini pubblici (lì dentro i bambini
si sentivano un po’ in gabbia). Per la sicurezza stradale si decise
di rialzare i marciapiedi e di recintare le strade a maggior
traffico. Una norma di questa legge prevedeva la chiusura al
traffico delle strade di periferia dalle 15 alle 17 per permettere
ai bambini di giocare a pallone e ad elastico direttamente in
strada, come i nonni raccontavano di aver fatto molti anni prima.
E’ interessante
osservare la formidabile complicità che si creò tra bambini e
anziani. Su alcuni argomenti erano gli anziani che, raccontando il
loro passato, condizionavano i giovani affascinandoli con
prospettive per loro impensabili. Per altri temi invece gli anziani
seguivano volentieri il parere dei bambini, a volte perché non erano
proprio in grado di capire certe moderne diavolerie tecnologiche,
altre volte perché comprendevano che il futuro era in mano ai
giovani e che quindi da loro doveva venire la soluzione e la scelta.
Quando fu proposto un
referendum per decidere se abolire la pubblicità in televisione, in
modo del tutto imprevedibile, i bambini votarono per mantenerla. Il
dibattito che accompagnò questo voto fu talmente acceso e
approfondito, che alla fine i bambini ne uscirono come immunizzati
dal condizionamento pubblicitario; dissero infatti che volevano
divertirsi nelle pause dei loro programmi preferiti e che erano
ormai sicuri di saper resistere alla pubblicità. Questa decisione
spiazzò i pubblicitari a tal punto che nessuno di loro fu più in
grado di creare strategie commerciali veramente convincenti.
A Mondobimbo i libri
scolastici furono ben presto pagati con i ricavi delle banche e
delle industrie, e così il diritto allo studio divenne un vero
diritto per tutti.
Le norme più importati
su cui si legiferò in quegli anni riguardavano la politica per le
famiglie. Nel periodo precedente alla riforma, i programmi politici
prevedevano già capitoli per sostenere le famiglie, soprattutto
quelle numerose, ma erano sempre norme molto parziali e quasi mai
finanziate. Dopo la riforma possiamo dire che a Mondobimbo non fu
più possibile approvare una legge o un provvedimento che non fosse a
diretto beneficio delle famiglie; i bambini infatti non riuscivano
neppure a concepire programmi e idee che non riguardassero le loro
famiglie, per loro era letteralmente inconcepibile un mondo al di
fuori della famiglia.
In quegli anni fu molto
difficile fare approvare norme che riguardassero gruppi del potere
finanziario o industriale, bisognava sempre preoccuparsi che ogni
provvedimento fosse a vantaggio, diretto o indiretto, delle
famiglie, e se non di tutte le famiglie del paese, almeno della
grande maggioranza.
Risultò così che in
tutti i musei o i cinema del paese il biglietto di ingresso
riguardasse tutta la famiglia indipendentemente dal numero dei
figli, e se il nonno viveva in famiglia era compreso anche lui nel
biglietto. Questo creò un palese vantaggio alle famiglie numerose,
favorendo il ritorno alle famiglie allargate, dove l’unione fa la
forza e dove è vantaggioso per tutti vivere insieme.
A Mondobimbo, per questi
motivi, molti anziani che vivevano soli chiesero e ottennero di
essere adottati da famiglie che non avevano i nonni, ne risultò un
vantaggio per tutti, alla fine anche per le casse della previdenza.
Con un elettorato tanto
ignorante in materia finanziaria (basta pensare all’uso che veniva
fatto della ‘paghetta’) sembrava impossibile realizzare una riforma
fiscale. A dispetto di ogni più pessimistica previsione invece si
riuscì ad approvare una riforma economica talmente semplice che ad
oggi nessun successivo governo ha ancora dovuto apportare modifiche.
In estrema sintesi: a Mondobimbo tutte le spese sostenute dalle
famiglie per crescere i figli o per accudire gli anziani furono rese
completamente deducibili dalle tasse. Inizialmente si voleva
produrre un segnale prevalentemente simbolico, stabilendo per legge
che i figli costituiscono una risorsa e un bene per l’intero paese e
non soltanto un problema per i genitori che li avevano messi al
mondo; si voleva cioè sottolineare il valore collettivo della
procreazione e dell’infanzia.
Questo semplice
provvedimento ebbe diversi benefici effetti. Innanzitutto permise ad
ogni cittadino (anche in chi non aveva figli propri) di sviluppare
una ‘genitorialità diffusa’, responsabilizzando e coinvolgendo la
collettività nell’impegno di crescita delle giovani generazioni.
Nella pratica la riforma
fiscale avvantaggiò le famiglie numerose e i genitori che
investivano maggiormente per la crescita dei figli; né derivò un
aumento della natalità e un concomitante aumento del PIL. Dopo
questa riforma infatti risultò vantaggioso indirizzare i figli a
studiare un’altra lingua straniera o un nuovo strumento musicale o a
partecipare ad attività sportive organizzate; alla fine la richiesta
stimolò l’offerta e a Mondobimbo anche l’industria e i servizi
presero maggior vigore, e questo compensò rapidamente l’iniziale
minor gettito fiscale.
Dopo l’applicazione
della riforma dell’Alma Mater, per le donne divenne ancora più
facile coniugare professione e famiglia, perché le leggi e le norme
volute e votate dai bambini tenevano sempre in grande considerazione
il ruolo e le funzioni delle loro mamme, delle loro maestre, delle
loro animatrici.
E gli uomini, come se la
passavano a Mondobimbo? I più resistenti ai cambiamenti, i più
violenti, quelli col carattere peggiore, i pochi che ancora erano
principalmente interessati ai soldi, si trasferirono in altre
nazioni dove ancora vigeva il vecchio sistema e dove ebbero la
possibilità di continuare ad imporre la loro visione del mondo;
tutti gli altri si adeguarono rapidamente ad una visione delle cose
più semplice e diretta, potremmo anche dire, più infantile.
Adesso a Mondobimbo
vivono uomini che amano i bambini e il loro mondo, che ammirano le
donne capaci di governare il paese, che contribuiscono a risolvere i
problemi facendo proposte comprensibili e orientate alla convivenza
serena e alla tolleranza. In questo paese attualmente, come effetto
della grande riforma, si sono ridotte anche molte malattie che un
tempo affliggevano gli adulti (soprattutto i maschi), in particolare
l’ulcera, l’ipertensione e la depressione; con grande beneficio
anche del bilancio sanitario dello stato.
Io che scrivo questa
storia sono uno degli uomini del paese di Mondobimbo e sono stato
incaricato dalle donne, dai bambini e dagli anziani del mio paese a
raccontare tutto questo; con la speranza che qualcuno possa credere
in questa storia e abbia voglia di provare a cambiare anche l’altro
mondo, quello dove i bambini non votano e dove i politici sono quasi
tutti uomini che non devono mai rendere conto ai più piccoli di
quello che fanno.
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