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Puericultura
o Puericulture ?
(Alessandro
Volta)
La
puericultura dovrebbe essere la scienza che studia le modalità di
cura dei bambini piccoli, in realtà essa si fonda assai poco su
criteri scientifici, ma è invece fortemente influenzata da fattori
culturali e sociali. Per questo non dovremmo considerare una
sola puericultura giusta ed efficace, ma ritenere possibili tante
puericulture quante sono le culture che influenzano le modalità con
le quali ci si prende cura dei bambini.
Oggi,
più di ieri, abbiamo la possibilità di sperimentare stili di vita
differenti e, osservando la società multietnica che si sta
configurando, abbiamo la possibilità di inventarci modalità aperte
di accudimento dei piccoli. Questo non dovrebbe rappresentare un
allontanamento dalle nostre radici e dalle nostre tradizioni, ma
semplicemente una maniera di vivere con schemi meno rigidi e con
maggiore senso critico.
Abbiamo
la possibilità di costruirci un saper “meticcio” che sia in
grado di sintetizzare e valorizzare gli aspetti positivi che ogni
cultura possiede. Alla fine potremmo anche scoprire che il maternage
africano è elaborato e artificiale quanto il nostro perchè
strettamente collegato alla struttura sociale nella quale si è
sviluppato.
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In
Burkina Faso, durante la gravidanza, si pratica un rito che prevede
di interrogare il feto per scoprire da lui il motivo della sua
venuta sulla terra e per individuare il nome che dovrà portare; per
loro infatti è il bambino stesso che decide di nascere e di
incarnarsi in una determinata famiglia. Presso
questo popolo, i fratellini vengono tenuti in una stanza attigua a
quella del parto affinchè possano rispondere con la loro voce al
primo vagito e far sapere così al nuovo nato di essere arrivato nel
posto giusto.
In
molte altre popolazioni il nome non viene scelto dai genitori, perché
si ritiene che sia già posseduto dal bambino e spetti agli adulti
scoprirlo attraverso l’osservazione del comportamento del piccolo;
si ritiene che “il nome sia la persona” e rappresenti la sua
identità.
Molti
genitori mussulmani, subito dopo il parto, come rito di protezione e
di accoglienza, recitano nell’orecchio del neonato la prima sura
del Corano. La stessa preghiera è spesso usata come ninna-nanna.
E’
abitudine in Africa parlare e cantare al bambino mentre lo si
allatta; un proverbio africano dice infatti: “il cibo senza parole
riempie lo stomaco, ma non la testa”.
Presso
moltissimi popoli (Marocco, Cina, Egitto, India, Mali, ecc.) la
donna che ha partorito viene tenuta in quarantena; in questo periodo
altre donne si prendono completamente cura di lei, affinchè lei
possa prendersi cura del suo bambino.
Sarebbero
186 le popolazioni del pianeta nelle quali i bambini piccoli vivono
per l’80-90 % del tempo a contatto con l’adulto; nelle società
industriali invece il tempo di contatto fisico con i genitori è
stato calcolato intorno al 25 %.
Nelle
Filippine per proteggere il bambino gli si mette in tasca del riso;
come amuleto è usato anche un pezzetto di moncone ombelicale
essiccato.
In
Marocco per calmare il bambino dalle coliche si usa camomilla di
erba luisa o infuso di menta; lo svezzamento è iniziato con i
datteri che vengono schiacciati con miele e semi di sesamo. Per il
mal di pancia si usano tisane all’origano. I
piccoli dormono nel letto con la mamma per almeno tutto il primo
anno di vita. Sempre
in Marocco a 7 giorni di vita si fa la festa del nome sacrificando
un agnello; a 40 giorni invece si fa il rito del taglio dei capelli
(rito di purificazione) lasciando però un piccolo ciuffo.
Per proteggere il
bambino si usa la mano di Fatima attaccata ai vestiti o il Corano
posto vicino alla testa o sotto il cuscino. E’ tradizione vestire
il neonato nei primi giorni con abiti usati dai fratelli più
grandi.
In
Sri Lanka si allatta almeno fino ai due anni. Il bambino viene
spesso massaggiato con olio di cocco o con il latte della mamma; per
le coliche si usano i semi di finocchio. A 40 giorni il bambino
viene presentato alla comunità e nell’occasione gli si tagliano i
primi capelli che vengono buttati nell’acqua che scorre. A 7 mesi
si fa la festa del primo boccone salato.
I
cinesi fanno la festa del primo mese e successivamente la festa dei
primi 100 giorni (sono generalmente pranzi dove si radunano tutti i
parenti).
In
Perù si divezza con il tuorlo d’uovo e con una particolare banana
arancione molto nutriente. Alcuni nonni non toccano i nipoti fino
all’età di un mese quando vengono battezzati.
Le
Egiziane seguono alla lettera il versetto 233 del Corano che
prescrive l’allattamento per i primi due anni (è consentito però
utilizzare una balia). Il bambino dorme generalmente nel letto dei
genitori per i primi 3 anni e durante il giorno è quasi sempre in
contatto con la mamma.
Non
sono note popolazioni extraeuropee che usino il ciucio, ne metodi di
allattamento che utilizzino orari fissi per le poppate.
Le mamme berbere
insegnano al bambino un controllo precoce degli sfinteri tenendolo
nudo sulle proprie caviglie dondolandolo e cantando per
rassicurarlo.
In
Mali il bambino viene educato al controllo degli sfinteri dal
momento in cui inizia a camminare; lo svezzamento invece è
programmato verso i due anni di età.
In
Africa occidentale generalmente i bambini dopo la nascita dormono a
contatto dell’addome della mamma, in seguito si collocano a
contatto della schiena della madre; crescendo dormiranno
inizialmente con altre “madri” e poi con bambini della loro età.
Per massaggiare e
ammorbidire la pelle dei bambini in Africa occidentale viene usato
il burro di karitè e l’olio di palma bruciato; in India usano
l’olio di senape durante l’inverno, quello di cocco d’estate,
mentre in primavera e in autunno viene impiegato l’olio di sesamo.
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