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Sorrido
a te per vedere me
(Alessandro
Volta)

Qualcuno
ha detto che fa più rumore un albero che cade di una foresta che
cresce. Potremmo
dire lo stesso del sorriso e del pianto di un neonato: fanno più
notizia cinque minuti di squillanti grida che una serie di
silenziosi sorrisi.
Probabilmente
i neonati sorridono già in utero; sicuramente sorridono già nei
primi minuti dopo la nascita appena qualche mano gentile si
preoccupa di asciugarli e di abbracciarli.
Il
sorriso delle prime settimane avviene frequente nel sonno e
coinvolge principalmente la bocca, con scarsa partecipazione degli
occhi. E’ un sorriso che assomiglia molto a quello degli altri
animali e sembra un semplice movimento della mimica facciale; non
sappiamo a cosa corrisponde nella mente del neonato e generalmente
non è possibile associare questo sorriso a nessuna situazione
contingente particolare.
Nel
corso del secondo mese di vita, quando il bambino comincia a vedere
distintamente il volto della mamma, cominciamo a vedere i veri
sorrisi costruiti con tutto il viso; a questo punto il nostro
piccolo è ben sveglio e partecipa al mondo che lo circonda. Per il
momento gli interessano più i volti che gli oggetti, e preferisce i
visi visti di fronte alla distanza di 20-40 centimetri. Il viso più
bello sarà sempre quello della mamma, colei che lo nutre e lo
protegge; tra tutte le persone del mondo lei è la persona che lui
conosce meglio, meglio di se stesso.
In
questi primi mesi infatti il neonato non conosce ancora se stesso.
Nel momento in cui imparerà a conoscere la mamma inizierà a
conoscere anche se stesso; quando scoprirà che la mamma è la
mamma, capirà anche chi è lui. Questo è un miracolo difficile da
capire e da spiegare: attraverso la scoperta della mamma ogni
bambino arriva a conoscere la propria individualità e inizia a
collocarsi nel mondo come persona consapevole.
Quando
un neonato è felice e sorride alla propria mamma, la mamma non sarà
capace di resistere e, quasi senza accorgersene, rilancerà con un
sorriso molto simile a quello ricevuto dal suo bambino; generalmente
il gioco dei sorrisi prosegue per alcuni minuti e alla fine è quasi
sempre impossibile ricordare chi ha cominciato. Nel sorriso della
mamma il bambino vede il proprio sorriso, nel viso della mamma vede
specchiato il suo; ognuno di loro sembra volersi confondere
nell’altro, quasi tornando a quella relazione strettissima che
hanno già vissuto durante la gravidanza.
Dobbiamo
quindi considerare il sorriso dei primi mesi come il linguaggio
positivo e dolce di cui dispone il neonato per
comunicare (il linguaggio negativo, e a volte violento, è il
pianto). Il
sorriso del neonato è probabilmente anche uno dei modi privilegiati
e belli che la natura è riuscita ad inventarsi per portare il
cucciolo d’uomo verso la conoscenza di sé e degli altri.
Proviamo
pertanto a circondare i nostri neonati di molti specchi nei quali
possano vedersi e riconoscersi, gli specchi dei nostri visi che non
sono mai stanchi di sorridere.
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