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Bonding
(Alessandro Volta)

Bonding: il nuovo legame
(Blog)
Come
molte parole della lingua inglese, anche questa ha il dono della
sintesi. In una parolina così breve sono racchiusi significati
molto importanti per ogni adulto che diventa genitore e per ogni
neonato che viene al mondo. E’ un termine moderno, ma il suo
significato ha già alcune migliaia di anni di evoluzione; senza il
bonding forse la razza umana non sarebbe stata possibile.
Nonostante
ciò pochissimi lo conoscono; anche tra coloro che per professione
contribuiscono a far nascere bambini, questa parola è poco nota o
non viene considerata indispensabile per il loro lavoro.
Dicevamo che è
una parola moderna, ma ha già compiuto vent’anni (anche se pochi
se ne sono accorti): è nata negli Stati Uniti nel 1982.
In
inglese bond significa attaccare, vincolare, incollare, cementare;
il bonding è il processo di formazione del legame tra i genitori e
il loro bambino. E’ questo legame profondo, specifico, permanente
(fisico e psicologico insieme), che permette di allattare, di
cullare, di giocare col proprio bambino, ma anche di proteggerlo, di
non trascurarlo, di non abbandonarlo.
Il
bonding permette di far emergere nei genitori istinti nascosti
utilizzando il loro “periodo sensibile”; viene così favorita
una grande sensibilità comunicativa che produce efficaci risposte
alle diverse necessità del bambino.
Gli
effetti a breve e a lungo termine di un bonding adeguato sono stati
studiati da diversi gruppi di ricerca che hanno misurato la qualità
del rapporto mamma-bambino nei primi mesi dopo la nascita e hanno
valutato, nell’età successiva, le caratteristiche comportamentali
e relazionali di quei bambini.
Come
tutti i processi umani, anche il bonding è un processo complesso e
articolato, ricco di variabili (condizionato dall’ambiente, dalle
caratteristiche dei genitori, dal tipo di parto, dallo stato di
salute della mamma o del bambino, ecc.). E’
stato però ampiamente dimostrato come sia possibile favorire il
bonding e come invece ostacolarlo o renderlo più difficile.
Il
mezzo più semplice ed efficace per creare un legame stabile e
positivo tra i genitori e il bambino è risultato quello di mettere
il neonato nelle braccia della mamma in contatto pelle-pelle nelle
due ore successive al parto, senza attuare nessuna separazione se il
loro stato di salute lo permette.
E’
stato infatti scoperto che il neonato, nei primi 60-90 minuti dopo
la nascita, si trova nello stato di veglia tranquilla nel quale può
aprire gli occhi, guardare (e conoscere) i genitori, ascoltare la
loro voce, cercare (da solo) il seno della mamma, sentirsi
rassicurato da quell’abbraccio che simula quello noto
dell’utero. In questa fase il neonato è molto attento e riesce a
percepire ciò che lo circonda; è in questo momento che ha il suo
primo contatto col mondo (e spesso la prima impressione è quella
che conta…); bisognerebbe evitare che queste prime percezioni
avvenissero attraverso persone estranee, in luoghi diversi dal corpo
della mamma (dalla sua voce e dal suo odore).
Dopo
circa due ore dal parto il neonato passa in uno stadio di sonnolenza
o di vero e proprio sonno, recupera le forze e la sua percezione del
mondo si riduce fin quasi ad annullarsi: questo è il momento per
portarlo al nido e sottoporlo alle routine assistenziali senza
temere di disturbarlo (ormai il miracolo del bonding è iniziato e
nulla può fermarlo).
Le
ricerche sugli stadi comportamentali del neonato hanno scoperto che
nella prima settimana di vita la fase di veglia tranquilla è molto
breve, circa due ore al giorno, pertanto perdere questo momento
privilegiato subito dopo il parto, significa rimandare di almeno
ventiquattro ore la possibilità di far conoscere al neonato noi
stessi e il mondo.
In
queste prime due ore i genitori sono nel loro “periodo
sensibile” e senza esserne completamente consapevoli fanno
conoscenza col loro bambino reale, dimenticando quello immaginato e
forse anche temuto. Rimandare questo momento significa lasciare i
genitori emotivamente sospesi, rischiando di produrre in loro
insicurezze e paure inconscie (lo sanno bene i genitori dei bambini
prematuri, che devono essere separati dai propri figli in maniera
improvvisa subito dopo il parto).
La
sicurezza, la fiducia, la soddisfazione e la felicità che riesce a
crearsi nelle prime ore dopo la nascita diventano la base per il
rapporto tra i genitori e il bambino per gli anni a venire; quella
manciata di minuti contiene un grande valore e gli errori che
possiamo fare in quei minuti potrebbero richiedere anni per essere
corretti.
Ricordiamoci
che per il papà il “suo parto” avviene quando può (finalmente)
avere il figlio in braccio, vederlo negli occhi e convincersi di
essere a sua volta visto e (ri)conosciuto. Subito dopo il parto deve
uscire la placenta e a volte occorre dare qualche punto di sutura
alla mamma, tutti sono ancora indaffarati, soltanto il neonato e il
papà sono liberi da impegni: perché non sfruttare la situazione
per fare conoscenza ?…
E’
stato dimostrato che l’unica necessità dei neonati sani nei primi
minuti è di essere asciugati e avvolti in un telino tiepido, ogni
altra routine oltre a non essere utile è di ostacolo al bonding e
pertanto dovrebbe essere rimandata.
E’
stato anche dimostrato che lasciando in intimità genitori e
bambino, quest’ultimo smette di piangere a pochi secondi dalla
nascita e si tranquillizza con grande velocità, viceversa i neonati
separati dalla mamma subito dopo il parto piangono più a lungo e si
tranquillizzano con difficoltà.
Allora
potremmo chiederci: perché mai dovremmo essere una civiltà che fa
piangere i bambini fin dal momento del loro arrivo ? Ricerche
svolte negli ultimi anni hanno evidenziato che favorire il bonding
fin dai primi momenti dopo il parto permette un migliore avvio
dell’allattamento al seno, riduce il rischio di depressione
materna, aumenta la fiducia in se stesso del bambino e lo rende, in
seguito, più aperto alla relazione con gli altri.
Se abbiamo
scoperto che la parola bonding è tanto importante e tanto ricca di
significati, potremmo cominciare a considerarla come facciamo con la
parola respirazione o la parola alimentazione e chiederci ogni
tanto: come va oggi il bonding di questo bambino ?
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