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Sapevate
che ….
(Alessandro Volta)
La
femmina di orso nero americano si accoppia d’estate, ma i suoi
ovuli fecondati non si impiantano e rimangono in uno stato sospeso.
Durante l’inverno si ritira nella tana e va in letargo; se ha
accumulato abbastanza grasso per la lattazione gli ovuli si
impiantano, altrimenti l’impianto non si produce e il concepimento
viene sospeso in attesa di tempi migliori.
I
canguri mettono al mondo figli grandi come l’unghia del pollice,
quasi dei feti che si sviluppano fuori dal grembo materno. Il
cangurino rinchiuso nella sacca ventrale è nutrito da un capezzolo
che produce un latte di crescita con pochi grassi e molte proteine,
mentre un altro capezzolo più laterale e più lungo produce un
latte più sportivo ricco di carboidrati: è destinato al cangurino
più grande che salta vicino alla mamma e che ogni tanto le si avvicina
per alimentarsi. Quando
uno dei due cangurini smette di poppare, calano i livelli di
prolattina e il blastocina che si trovava in attesa può iniziare a
svilupparsi.
Le
foche dal cappuccio, sebbene piuttosto grandi, hanno il periodo di
lattazione più breve che si conosca: circa una settimana. La madre
accumula il grasso in anticipo, partorisce su banchi di ghiaccio
galleggianti e nutre i piccoli con panna: un latte con circa il 60%
di grassi. Il piccolo aumenterà di circa 25 chili in pochi giorni;
quando il banco di ghiaccio si spezzerà, il cucciolo potrà andare
alla deriva e ritrovarsi così improvvisamente svezzato in un mondo gelido
dove soltanto i più cicciottelli sopravvivranno.
Alcuni
animali, come i lupi, partoriscono cuccioli particolarmente immaturi
che vengono tenuti al caldo della tana per parecchio tempo dopo il
parto; il latte di queste madri è per questo motivo particolarmente
ricco di proteine. I bovini, che partoriscono cuccioli capaci di
mettersi in piedi a poche ore dal parto, producono invece un latte
povero di proteine e molto ricco di zuccheri.
Tra
i piccioni, le tortore e i fenicotteri la prolattina stimola sia
nelle femmine che nei maschi il cosiddetto “latte di gozzo”, un
cibo parzialmente digerito misto a muco che prodotto dai tessuti
della gola viene rigurgitato nella bocca del piccolo. E’ questo
uno dei pochi casi in natura di ruolo parentale completamente
unisex.
La
madre ornitorinco è priva di capezzoli , ma riesce ugualmente ad
allattare i suoi piccoli: il latte le sgocciola dal pelo da apposite
ghiandole del petto. Secondo gli evoluzionisti questo tipo di
nutrimento dei piccoli rende plausibile l’idea di uno sviluppo
casuale della lattazione.
Subito
dopo il parto le pecore sono fortemente attratte dall’odore della
pellicola viscida che ricopre l’agnello e nel leccarla imparano a
riconoscere l’odore del figlio. Per indurre la madre di un agnello
nato morto ad allattarne uno non suo, gli allevatori ungono quest’ultimo
con il liquido amniotico dell’agnello deceduto; leccandolo la
pecora diventa disposta ad allattare il piccolo e quindi ad
adottarlo.
Il
topo subito dopo il parto si ciba della placenta al fine di fare un
ultima scorpacciata di estrogeni e progesterone; tali ormoni
dispongono la madre alla cura e al legame con i piccoli, il resto lo
faranno gli ormoni della lattazione: prolattina ed ossitocina.
I
papà scimmie che vivono in libertà dedicano solo il 5 % del loro
tempo a giocare con i piccoli, ma quando sono tenuti in cattività
(dove non devono preoccuparsi di difendere la loro famiglia dagli
attacchi dei predatori) il tempo passato con i piccoli aumenta fino
al 50%.
Nel
mondo animale soltanto tra gli uomini, gli elefanti e le balene le
femmine dopo il periodo riproduttivo continuano a vivere per lungo
tempo tra le figlie e i nipoti contribuendo alle cure dei piccoli;
sembra pertanto che le nonne siano un bene molto raro e prezioso.
(Parte
delle informazioni contenute nel presente articolo sono tratte dal
bel libro della Hrdy
"Istinto materno" - 2001)
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