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E’
possibile viziare un neonato ?
(Alessandro Volta)
E’ possibile viziare un neonato ?
(blog)
Per
molte
nonne è una domanda retorica, e la risposta é : si !
Curiosamente però, fin che il bambino
è piccolo, sono le nonne a criticare le mamme troppo premurose,
quando il bambino cresce invece sono le mamme a lamentarsi delle
nonne dalla caramella facile. Il
problema del vizio nasce generalmente quando, già a pochi giorni di
vita, il piccolo esprime tutto il suo disappunto e bisogna decidere
se prenderlo in braccio o lasciarlo urlare. Il genitore che non
riesce a resistere decide per la prima soluzione; appena il piccolo
si zittisce il primo pensiero sarà: ecco, si è già abituato !
Per
fare un po’ di chiarezza dobbiamo però distinguere tra vizio e
cattiva abitudine; il vizio si riferisce a qualcosa che desideriamo,
ma che è dannoso alla nostra salute (ad esempio il fumo, la
cioccolata,
il gioco d'azzardo, ecc.), mentre una cattiva abitudine non arriva
ad essere tanto dannosa e soprattutto non darà dipendenza.
Diciamo
subito che, a differenza dell’adulto, un neonato non può
desiderare qualcosa che sia dannoso per la sua salute, perché la
sua esistenza è ancora regolata dall’istinto. Come ogni altro
mammifero, anche i piccoli d'uomo possono desiderare solo quello di
cui hanno bisogno; desiderano mangiare solo quando hanno fame e non
quando passano davanti alla vetrina di una pasticceria, desiderano
uscire a passeggio quando sono stanchi di guardare il soffitto
bianco e non quando l’orologio dei genitori segna le quattro di
sabato pomeriggio.
Proprio
perché è ancora regolato dall’istinto il nostro esigente
cucciolo non può essere capace di vedere il mondo con gli occhi dei
suoi genitori e pertanto non è ancora in grado di capire quando è
opportuno fare determinate richieste; lui urla, qualcuno ascolterà
e prima o poi arriverà.
In
passato si riteneva che un lattante non avesse competenze e pertanto
non sapesse cosa voleva, mentre gli adulti, istruiti dagli esperti,
sapevano esattamente cosa era meglio per lui: l’orario dei pasti,
la quantità del latte, gli orari e i tempi di passeggiata, le ore e
i minuti di sonno, i tempi e le modalità dei giochi, …
Dagli
anni ’60 in avanti si è scoperto che fin dai primi giorni ogni
neonato, pur essendo incapace di procurarsi il cibo in maniera
autonoma, sa già esattamente cosa gli serve per sopravvivere e per
essere felice: i suoi bisogni e i suoi desideri coincidono.
Lentamente abbiamo capito che se “chiediamo” a lui cosa
gli serve è impossibile fare errori; decidere la suo posto diventa
invece veramente difficile.
Attenti
psicologi, come Piaget, hanno capito che i lattanti nei primi mesi
di vita non sono in grado di capire se stessi separati dal mondo
esterno; loro e il mondo sono la stessa cosa, il loro corpo e quello
della mamma è percepito come un'unica entità. Nei primi mesi il
neonato è incapace di pensare il tempo, il prima e il dopo, non sa
distinguere tra i mezzi e i fini e capire che esistono rapporti di
causa -effetto; riesce a vivere soltanto il qui-adesso. Quando un
neonato presenta un bisogno, sia fisico che mentale, il suo cervello
mette in atto una serie di azioni finalizzate a chiamare un adulto
che lo possa aiutare a soddisfare il suo problema e a mantenere un
equilibrio psico-fisico di benessere. Noi
dunque siamo la sua estensione nel mondo, e siamo lì per aiutarlo a
vivere ed essere felice.
Dovremmo
ricordarci che un neonato biologicamente nasce quando il suo
organismo è in grado di vivere autonomamente fuori dall’utero
della sua mamma, ma in realtà non è ancora nato: nascerà
veramente al mondo quando sarà consapevole di essere al mondo. Fino
a quel giorno, quando vorrà essere abbracciato, sarà obbligato a
piangere per essere sicuro di averci distratto dalle nostre
occupazioni.
Se
essere tenuti in braccio e cullati è da considerare un vizio o una
cattiva abitudine, evidentemente abbiamo fatto troppa confusione e
dimostriamo di avere anche noi bisogno di essere presi un po’ in
braccio da qualcuno e di recuperare la serenità e la dolcezza che
hanno i nostri neonati quando sono finalmente abbracciati.
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