Giochiamo
? - Giochiamo !
(Alessandro Volta)
“Come
è possibile giocare con un bambino di due settimane che non
parla, non salta e non sa ancora ne afferrare ne lanciare ?” Ma
soprattutto “è importante il gioco nelle prime settimane di
vita ?”
Per
riuscire a trovare delle risposte a queste domande dobbiamo prima
decidere cosa intendiamo per gioco, o meglio, cosa è il gioco per
un bambino. Se
non riusciamo a tornare con la mente ai nostri primi anni di vita,
possiamo però osservare con attenzione un gruppo di bambini piccoli
giocare e scopriremo che per loro il gioco non è un passatempo né
una maniera di distrarsi o riposarsi; per loro il gioco è una forma
di lavoro, è l’attività primaria della loro vita attuale, è
l’unica maniera che conoscono per esprimersi e per comunicare.
I
cuccioli di mammiferi giocano tra di loro per imparare a difendersi
e a cacciare, intanto si divertono e sviluppano la muscolatura; i
nostri cuccioli, attraverso il gioco, sviluppano la loro complessa
struttura mentale e imparano a utilizzare le diverse potenzialità
dell’organismo.
Nel
primo anno di vita il gioco permette di sviluppare in maniera
armonica il sistema psicomotorio: collegare gli occhi con le
mani, conoscere le forme, il pieno e il vuoto, il dentro e il fuori,
il sopra e il sotto, il prima e il dopo, e ancora molte altre cose.
Il gioco già nelle prime settimane di vita permette al cervello di
organizzare collegamenti cellulari e creare elaborati programmi
mentali; probabilmente senza il gioco saremmo meno intelligenti
della più stupida tra le scimmie.
E’
il gioco quindi il vero alimento della mente, il cibo è soltanto il
carburante per produrre l’energia per giocare (nei bambini serve
anche per aumentare il volume dell’organismo). In
questo senso il gioco è molto più importante del cibo e
probabilmente senza il gioco nessun bambino sarebbe disposto a
cibarsi e quindi a vivere. Se
il nostro sviluppo mentale (e con lui l’identità e la personalità)
si organizza e si struttura nel primo anno di vita, significa che
per giocare non bisogna aspettare di saper tirare calci ad una
palla.
Veniamo
quindi alla prima domanda “come giocare con lui fin dai primi
giorni di vita ?”. E’
facilissimo, basta provare ad essere un po’ come lui, e siccome
lui confonde se stesso con la mamma, dobbiamo provare a confonderci
un po’ con lui.
Dobbiamo
riuscire ad accettare di essere noi il suo gioco. Il seno della
mamma, i suoi occhi, il suo odore, le sue dita, il suo calore, sono
il gioco dei primi giorni; stare in braccio o essere massaggiati è
il primo gioco che lo porta a conoscere la mamma e attraverso di lei
iniziare a conoscere se stesso. Dal secondo mese il gioco sarà
osservare ed esplorare, ma mai da solo, sempre in braccio, perché
ancora non può sapere che il braccio è della mamma. Verso i
quattro mesi il gioco diventa interessante, perché quanto si è
scoperto con gli occhi diventa accessibile alle mani (e alla bocca);
anche il viso della mamma o del papà è un bel gioco in movimento
che fa smorfie e rumori e che si può anche toccare.
Se
questo per lui è un gioco, anche per noi deve essere puro
divertimento che riesce a farci dimenticare non soltanto il lavoro e
gli impegni, ma anche chi siamo; in quel momento dobbiamo essere
come lui e vivere il qui-adesso-tra-di-noi. E’ giocando con lui
che riusciamo a vivere le sue emozioni, a conoscerlo e a farci
conoscere; giocando riusciamo ad avere fiducia in noi come genitori
e in lui come figlio, mentre lui impara ad avere fiducia in se
stesso e quindi in noi. Capiremo di amarci con grande facilità e
creatività.
Dal
sesto mese viene il bello, perché lui ormai sta abbastanza dritto,
afferra e lancia e risponde ai nostri versi con urletti da matto.
E’ molto divertente usare giocattoli improvvisati, come i cucchiai
di plastica, gli anelli delle tende, i rocchetti di legno, i fiocchi
dei pacchi, le scatolette riempite di palline e tutto quello che
riesce a fare un po’ di baccano.
Per
tutto il secondo semestre di vita i posti migliori per giocare sono
i prati o, se piove, un tappetone di gommapiuma (ricoperto di stoffa
o similpelle) in un angolo della sua camera. Sul tappetone si può
giocare anche senza giochi semplicemente usando il nostro corpo per
rotolarsi insieme, fare capriole, tunnel, ecc.; ma anche con i
giocattoli il tappetone diventa il posto più bello della casa dove,
dopo il lavoro, bisognerebbe che anche noi ci precipitassimo…
Ma
se il tempo è bello non dobbiamo dimenticare che siamo anche noi
dei mammiferi e che non siamo stati programmati per vivere chiusi in
gabbia; tutti i giochi che si riescono a fare fuori diventano belli
il doppio e all’aperto si riesce a giocare più rilassati e senza
mai stancarsi.
Dopo
i primi mesi è utile che la mamma e il papà non facciano i turni
per giocare, ma che ogni tanto giochino entrambi con lui, così lui
imparerà a conoscerli meglio e loro impareranno a conoscersi
reciprocamente nel nuovo ruolo di genitori giocosi.
Se
lasciamo che per una volta sia nostro figlio a insegnarci qualcosa,
potremo (ri)scoprire che non si viene al mondo per lavorare, ma per
giocare, e che tutta la vita è un grande gioco.
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