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C’era
una volta la Polio ...
(Alessandro
Volta) 
Amava
girarsene per il mondo senza preferenze particolari di luoghi; era
molto attratta dalla specie umana. Una
volta entrata nell’organismo attraverso l’intestino, andava a
nascondersi nei nervi del midollo spinale; non arrivava quasi mai ad
uccidere chi la ospitava, ma l’intrusione nel sistema nervoso
provocava velocemente l’alterazione della funzionalità
soprattutto degli arti inferiori che rimanevano lesionati per il
resto della vita.
In
particolare i bambini si svegliavano il mattino con le gambe già
paralizzate e pochissime possibilità di guarigione.
All’inizio
degli anni ’50 i bambini colpiti erano così numerosi (anche 8.000
all'anno solo nel nostro Paese) che a
Bologna l’ospedale Gozzadini (oggi S.Orsola) aveva istituito un
reparto completamente dedicato alla loro riabilitazione.
Le
cure non avevano lo scopo di raggiungere la guarigione, si
prefiggevano soltanto l’obiettivo di limitare i danni permettendo
al bambino il minor danno funzionale possibile. Nel
1954 in un solo anno il Gozzadini ricoverò mille nuovi casi di
polio, che si sommarono ai casi degli anni precedenti.
In
quegli anni un famoso infettivologo che si chiamava Salk riuscì a
mettere a punto un vaccino antipolio utilizzando virus uccisi,
veniva somministrato tramite iniezione e proteggeva finalmente i
nuovi nati dal rischio di infezione.
Il
virus però continuava tranquillamente a girare tra le persone;
entrava dalla bocca e usciva con le feci e molte persone
fungevano da serbatoi del virus : erano i cosiddetti portatori sani.
Chi
non era vaccinato continuava ad ammalarsi come prima; infatti in
molte regioni dell’Italia meridionale molti bambini non vaccinati
continuavano ad ammalarsi.
All’inizio
degli anni ’60 un altro infettivologo ancora più famoso (fu
insignito del premio Nobel) che si chiamava Sabin, capì che per
sconfiggere il virus occorreva impedirgli di sopravvivere
nell’intestino dell’uomo. Mise a punto un vaccino fatto con
virus vivi ma privo del potere di danneggiare il sistema nervoso;
nelle persone vaccinate il virus non poteva più vivere
all’interno dell’intestino.
Senza
più il serbatoio umano il virus della polio non è più stato in
grado di sopravvivere nell’ambiente e dal 1981 in Italia nessun
bambino si è più ammalato di polio.
Rispetto
al vaccino precedente di Salk però il vaccino vivo di Sabin
presentava dei rischi maggiori; 1 caso ogni 700000 vaccinati (circa
1 caso all’anno in Italia) poteva sviluppare sintomi simili a
quelli prodotti dalla malattia.
Dopo
solo 40anni di utilizzo del vaccino di Sabin il virus della polio è
sparito in quasi tutto il mondo (rimane ancora in piccole zone
dell’Africa e dell’Asia) e pertanto le autorità sanitarie hanno
potuto decidere nel 1999 di tornare al vecchio vaccino di Salk privo
di effetti collaterali.
E’
la prima volta che in medicina si torna indietro, in pratica l'attuale
generazione di adulti si è un po’ sacrificata e ha permesso ai
bambini nati negli ultimi anni di essere vaccinati con un vaccino vecchio ma
più sicuro. Fra qualche anno quando la polio sarà sparita da tutto
il mondo nessuno avrà più bisogno di essere vaccinato e si
realizzerà la massima secondo la quale l’obiettivo della medicina
è eliminare la propria necessità.
E’
successa la stessa cosa con il vaiolo che uccideva milioni di
persone ogni anno, fino al 1978 è stato vaccinato praticamente
tutta l’umanità e oggi che il vaiolo è sparito dal pianeta
nessuno dei nostri figli ha più bisogno di essere vaccinato contro
il vaiolo, ma questa è un’altra favola……
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