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Significa che prima di parlare dobbiamo cercare di ascoltare cosa hanno loro da
dirci.
Finchè sono molto piccoli dobbiamo imparare a comunicare col loro linguaggio che
parla attraverso il corpo, i giochi e le emozioni.
Quando, in seguito, imparano l’uso del nostro linguaggio, dobbiamo imparare a
scoprire il significato di queste parole che rimane ancora molto speciale.
Allora se mio figlio di tre anni mi
dice: << si sta bene in questa casa, perché è molto morbida >>
come faccio poi a non pensare che forse anch’io abito in un nido ?
E se un altro figlio di quattro anni a tavola sbotta con un << io non mangio se non mi dite quando viene la fine del mondo ?
>>
E se vostro figlio si definisse un leghista, perché, dice, gioca sempre con il lego
?
E’ vero il mondo come lo vediamo noi, o come lo vedono loro ?
La mamma che torna dal lavoro fra mezz’ora nel loro mondo torna tardi, invece fra mezz’oretta torna
presto.
Nel loro mondo, quando ci si sveglia non è superfluo dire: << papà, io ci sono !
>>
Per loro è normale chiedersi: << ma se io non esistessi, cosa farei ?
>>
Se cominciamo ad incamminarci sulle strade del loro mondo, forse anche per noi
diventa tutto più divertente e colorato; se pretendiamo che siano i nostri bambini ad
adattarsi a noi forse, senza volerlo, rischiamo di rubare l’infanzia a loro e a noi
stessi ...
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